“Due anni fa mio marito è diventato afasico dopo un ictus ischemico che ha colpito la parte sinistra del cervello. Così, per tanto tempo, che ci è sembrato ancora più lungo di quello che effettivamente è stato, abbiamo fatto i conti con tutti i dolorosi strascichi che quest’evento porta con sé e con quei comportamenti “anomali” che demoralizzavano tanto me e le mie figlie. Giovanni non diceva assolutamente nulla per la maggior parte del tempo e, quando lo faceva, usava parole inventate, parole che non significano nulla, e anche quelle che avevano senso le diceva al contrario: tipo “sì” quando intendeva “no” e viceversa. È stato straziante.  Avevamo quasi perso la speranza. Poi l’abbiamo ritrovata”.

A parlarci di afasia, l’alterazione della comunicazione che impedisce di parlare, leggere e scrivere è Francesca (nome di fantasia a tutela di una paziente).
Francesca e Giovanni hanno vissuto, con ruoli diversi, ciò che sperimentano in tanti: l’ictus cerebrale, infatti, in Italia rappresenta la prima causa assoluta di disabilità. Si registrano circa 150.000 casi all’anno e fino al 40% dei sopravvissuti all’ictus acquisisce afasia.

La problematica non è per tutti la stessa: qualcuno ha difficoltà ad esprimersi verbalmente, altri a comprendere ciò che viene detto.
Spesso non si ottiene un recupero completo, specialmente se non si interviene al momento giusto, ma un miglioramento della qualità della vita è possibile. Anche grazie alle Neuroscienze®, oggi si può ritrovare quella speranza che “Francesca” stava perdendo.

«La stimolazione magnetica transcranica è una metodica che negli anni ha visto crescere il suo campo di applicazione, i dispositivi biotecnologici neuroriabiitativi sono sempre più sofisticati, e questo ha contribuito ad allargare il ventaglio di orizzonti riabilitativi» spiega la dottoressa Federica Peci, psicologa ad indirizzo Neuroscienze® e direttore ricerca di una startup di dispositivi biotecnologici neuroriabilitativi.


L’assioma di base della stimolazione magnetica transcranica è che modificare l’attività delle cellule nervose è utile a combattere patologie che hanno una base neurologica, come nel caso dell’afasia. Come funziona la metodica? «Attraverso un campo magnetico statico, si sfrutta il campo elettrico dei neuroni dell’area cerebrale sana, per aiutare l’attività dei neuroni dell’area cerebrale che invece è stata colpita da ictus. In questo modo le aree sane contribuiscono a ri-bilanciare il funzionamento delle aree che sono state lesionate.
Si è visto che sottoporre i pazienti a sedute di stimolazione magnetica transcranica statica, unita al trattamento di riabilitazione logopedica e neuropsicologica previsto nei casi di afasia post-ictus, porta a un miglioramento della capacità di linguaggio più rilevante rispetto a quello ottenuto con la sola logopedia- spiega la dottoressa Federica Peci-. I pazienti sottoposti ad entrambi i trattamenti hanno attenuato i loro problemi di articolazione e fluidità nel linguaggio e migliorato la comprensione e l’accesso al lessico».  

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di Federica Sciacca
Giornalista e Ufficio Stampa di Cerebro®

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