Ecco perché “sentiamo ansia”. Vi spieghiamo gli effetti delle informazioni mediatiche e ciò che percepiamo sul nostro sistema neurovegetativo

Lo scenario che si sta aprendo, lo sappiamo, era già prefigurato mesi fa da molti. Gli esperti lo preannunciavano ma non ci andava di immaginarlo, di pensarci. E invece siamo ancora qui, alle prese con il dubbio perenne su ciò che è meglio fare o non fare, sul confine da tracciare nella nostra stessa opinione tra diritto di libertà e dovere di tutela della salute. Siamo qui, in questa altalena tra paura del contatto e fortissimo bisogno di vicinanza. 

Il Coronavirus in Italia ha colpito più di 700.000 persone, ma i numeri salgono vertiginosamente se tra i danni si includono anche quelli procurati alla salute mentale.
Tra i sintomi più comuni vissuti vi sono gli stessi che emergono di fronte a tutte le altre situazioni di forte stress: battito accelerato, pressione sanguigna alta, insonnia, mani fredde, sudorazione, bocca secca, in alcuni casi anche attacchi di fame, acidità di stomaco.
«Sono tutti sintomi neurovagali, un modo in cui il nostro corpo ci avvisa di star vivendo una situazione di allarme e di stress- spiega la psicologa Federica Peci, ricercatrice e fondatrice di Cerebro®-.
Di fronte a una situazione di stress, fisiologicamente, il nostro organismo risponde mettendo in atto una catena di reazioni che partono con la secrezione di ormone, il cortisolo chiamato, appunto, ormone dello stress. Questo è presente nell’uomo sin dall’alba della sua esistenza, importantissimo come campanello d’allarme in un ambiente carico di minacce. Il cortisolo, infatti, è quanto ci permette di immagazzinare energia a sufficienza per reagire a una situazione di allarme, ha il ruolo di richiamare l’attenzione, mettere in guardia dalle situazioni di pericolo, orientare verso azioni necessarie per la sopravvivenza. 

Il problema nasce quando la situazione stressogena è prolungata nel tempo- commenta-, prima di tutto perché l’energia che l’organismo mette da parte viene tolta ad altri sistemi, come ad esempio al sistema immunitario, oggi più di ieri da salvaguardare. Essere esposti a stress cronico, infatti, tende ad alterare la popolazione di globuli bianchi presenti nel sangue, portando a una diminuzione della capacità del nostro corpo di difendersi da aggressioni esterne da parte di virus, batteri e altri agenti patogeni. Un livello alto di cortisolo quindi agisce diminuendo la produzione delle cellule utili a combattere le infezioni, abbassa le difese immunitarie e ci fa trovare impreparati ad affrontare eventuali minacce esterne».

Non solo. Il “nemico”, il Covid-19, è invisibile. «Quando eravamo primitivi il nostro “evento” era sopravvivere all’attacco di un leone o comunque ad avvenimenti minacciosi ma tangibili. Oggi invece rimaniamo in uno stato di allerta perenne per questo nemico che non vediamo. Se per la gazzella il rumore delle foglie stava a significare che un leone era in agguato, lo stesso non vale per noi contro il virus. Ecco perché è importante schermarci il più possibile dalle informazioni che arrivano dall’esterno- spiega la dottoressa Peci-: il continuo bombardamento di informazioni, non sempre attendibili peraltro, è una fonte di minaccia per il nostro organismo in quanto, seppur siamo fatti di coscienza, razionalità, il nostro corpo funziona secondo un meccanismo di attacco-fuga e preserva tutto ciò di cui è composto per poter fronteggiare un evento. Questa continua “ansia”, come la sento spesso definire, è data dal nostro sistema nervoso che ci tiene pronti a “fuggire” come se ancora fossimo ai tempi dei primati.
L’informazione è doverosa, certamente, ma una cosa è tenersi informati, altro è sottoporsi alla tempesta mediatica o andare alla continua ricerca di canali e siti dedicati all’argomento, facendone così pagare lo scotto al nostro organismo e a quanto di più prezioso abbiamo: il sistema immunitario». 

Riproduzione Riservata ©

Di Federica Sciacca

Giornalista e Ufficio Stampa di Cerebro ®

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