Ci si sdraia al buio, e poi si fissa il soffitto per ore, con conseguenze importanti sul funzionamento cognitivo. Dalle Neuroscienze® il trattamento che aiuta il sano riposo

Dormire è difficile. Almeno lo è per tanti, che poi sono diventati tantissimi nell’ultimo anno. Gli insonni, infatti, ci sono da sempre ma una bella spallata è arrivata dal Covid che, stando ai dati, ha aumentato la fila di chi non chiude occhio o quasi, del 40%.
Un bel numero considerando che, già ante-covid in Italia erano più di 12mila.

C’è chi fa fatica ad addormentarsi, chi dorme solo “a scatti”, chi prende sonno subito ma si risveglia dopo qualche ora e resta a letto con gli occhi sbarrati, pagandone le conseguenze durante il resto della giornata. La chiamano “insonnia”, ma dentro c’è un po’ di tutto. 

Come spiegano gli esperti, si parla di insonnia quando la difficoltà ad addormentarsi o i frequenti risvegli notturni si verificano per un periodo prolungato, almeno tre volte a settimana per 3-4 mesi.

Questa poi, non è che uno dei Disturbi del sonno. Altri frequenti sono: russamento, sindrome delle apnee ostruttive, bruxismo, sonnambulismo e la sindrome delle “gambe senza riposo”, un disagio causato da un’intensa irrequietezza motoria alle gambe.

Il capitolo causa-effetto su questo tipo di disturbi è una bella matassa: «Alla base di una scarsa qualità del sonno possono esserci fattori riconducibili a malattie sistemiche, come disturbi della tiroide, scompenso cardiaco, ipertensione» -spiega la dottoressa Federica Peci, psicologa ad indirizzo Neuroscienze®. «Disturbi legati alla qualità del sonno sono poi evidenti per molte patologie neurologiche, soprattutto malattie neurodegenerative e vascolari».

Fatto sta che la privazione di sonno, se sporadica causa un senso di malessere generale, irritabilità, mal di testa, sintomi gastrointestinali, ma se protratta è estremamente nociva per la salute fisica e mentale. «Dormire poco e male influenza in modo incisivo tutte le funzioni cognitive di alto livello: linguaggio, memoria, attenzione e concentrazione- commenta la dottoressa Peci-. Ne possono derivare una tendenza all’ansia e alla depressione, difficoltà nei processi di apprendimento e memorizzazione, alterazione della capacità decisionale e una generica perdita di interesse per la realtà circostante». 

La buona notizia è che ci sono delle soluzioni meno invasive dei classici farmaci, che possono anche causare effetti collaterali sul lungo periodo. Una di queste arriva dalla ricerca neuroscientifica e ha dato risultati notevoli sul campo dei Disturbi del sonno. «La fotobiomodulazione è una tecnica non invasiva che, attraverso uno specifico tipo di luce, modula l’attività delle nostre cellule cerebrali» – spiega la dottoressa Peci. «La metodica si basa sul passaggio non invasivo di luce a basso flusso sulla superficie cerebrale corticale, a una lunghezza d’onda che va dal rosso al vicino infrarosso. Esporre tessuti neuronali a tali lunghezze d’onda innesca un processo in grado di aumentare il metabolismo cellulare

e il flusso ematico cerebrale. E grazie a questo aumento di ossigenazione e dei processi emodinamici migliorano tutte le principali funzioni cognitive di alto livello. Il risultato è una maggiore lucidità mentale e un miglioramento della qualità del sonno- spiega. 

Il trattamento effettuato con il dispositivo NIR Cerebro Infrared®, l’apparecchio elettromedicale messo a punto da Cerebro® che sfrutta questa metodica, ha dimostrato infatti di migliorare, fin dalle prime sedute, i disturbi del sonno a vari livelli: addormentamento, risvegli notturni, letargia. 

Il dispositivo, un caschetto da indossare, emette la luce nel vicino infrarosso attraverso 256 LED posizionati al suo interno. Il trattamento è indolore e attiva a cascata un circolo virtuoso: si ottengono benefici sullo stress ossidativo, effetti antinfiammatori, aumenta la sopravvivenza delle cellule neuronali. 

Il popolo degli insonni, in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, ma anche in altre regioni d’Italia è dunque in buone mani: su tutto il territorio nazionale infatti si sono sviluppati diversi centri all’avanguardia specializzati sul trattamento NIR». 

Da non dimenticare, infine, le buone pratiche per l’igiene del sonno: no all’assunzione di caffè, alcool, nicotina e pasti pesanti. Sì, a mantenere una routine fissa, andare a dormire sempre, possibilmente alla stessa ora e usare la camera da letto solo per il sonno.

Riproduzione Riservata ©

di Federica Sciacca
Giornalista e Ufficio Stampa di Cerebro®

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