Galattosio, lo zucchero del latte materno e della salute

Cerebro è riuscita con la collaborazione tedesca a realizzare il D.Galattosio forte, 9 grammi in una capsula, da estrazione vegetale 100% dal sedano rapa.

Malattie neurodegenerative, sclerosi multipla, diabete di tipo II, esaurimento cronico, sindrome metabolica. È questo, brevemente, l’elenco delle patologie ad avere un comune “dolce” nemico: il galattosio.

Dalle ricerche portate avanti dal Centro di Ricerca e Formazione scientifica, Cerifos di Milano, è stato infatti dimostrato come questo monosaccaride, contenuto nel latte materno e dunque perfettamente noto al nostro metabolismo, riesca a contrastare i sintomi delle più gravi malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Parkinson e l’Alzheimer, oggi tra le maggiori sfide della sanità europea.

«In presenza di stress cronico o di insulina elevata si danneggiano i recettori insulinici delle cellule» spiega il dottor Samorindo Peci, direttore scientifico di Cerifos che da anni porta avanti la ricerca di queste patologie. «Alla lunga rende questo danno rende più difficile l’accesso dello zucchero alla cellula, alla quale così finisce per mancare l’energia.

Trovandosi nell’emergenza, così, brucia anche altri elementi preziosi, causando iperacidità intra ed extra cellulare, e favorisce l’accumulo di cataboliti e ammoniaca»  commenta.
«Inoltre, insieme all’attività cerebrale inficiata, anche diversi altri organi e la muscolatura subiscono conseguenze fatali. Il galattosio, invece, è un monosaccaride che ha un’importante caratteristica: penetra la cellula senza aver bisogno del recettore insulinico e quindi viene metabolizzato indipendentemente dall’insulina. Questa peculiarità rende lo zucchero del latte materno, cioè il galattosio, essenziale nell’interruzione di quel circolo vizioso metabolico che danneggia le prestazioni cognitive, insieme, alle funzioni di vari organi, tra cui fegato e reni».

«Negli ultimi studi condotti dal nostro Centro di Ricerca,  il potere del galattosio di diminuire i valori della glicemia e favorire il miglioramento della prestazione cognitiva è stato ampiamente dimostrato. Nello studio più recente è stato somministrato quotidianamente questo zucchero a pazienti in fase preclinica di demenza, per sei mesi. All’inizio, durante e alla fine della ricerca è stata verificata la prestazione cognitiva dei pazienti attraverso la somministrazione di diversi tipi di test e dai risultati sono chiaramente emersi miglioramenti significativi in alcuni settori specifici delle funzioni cerebrali, confermando dunque che la somministrazione di galattosio migliora l’apporto di energia alle cellule cerebrali tanto da impedirne il decadimento pur con l’avanzare dell’età» commenta il dottor Peci.

«Un altro studio che ha riguardato i malati di diabete II, a cui è stato somministrato il galattosio due volte a settimane, ha evidenziato un notevole miglioramento dei valori della glicemia che sono tornati a valori normali nel giro di tre mesi. Con questo – conclude Samorindo Peci- non si vuole affermare che il galattosio è la cura d’elezione per il Morbo di Alzheimer e le altre patologie citate ma che certamente può migliorarne molto la sintomatologia».