Cerebro® festeggia l’8 marzo, Festa della Donna, con un approfondimento sulle tematiche di genere nella scienza sia in termini di presenza nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) sia di importanza della medicina di genere, ambito di conoscenza imprescindibile per chi, come noi, vuole fare un’efficace Medicina di Precisione.

La Festa della Donna si lega idealmente alla Giornata delle donne e delle ragazze nella Scienza, che si è festeggiata lo scorso 11 febbraio, istituita dall’UNESCO a partire dal 2015. La necessità di dedicare una giornata speciale per le donne anche in ambito tecnico-scientifico e in tempi piuttosto recenti la dice lunga su una parità di genere che stenta a decollare anche in questo settore, nonostante gli sforzi intrapresi. Alcuni dati statistici mostrano infatti come, nella maggior parte degli Stati membri dell’UE-27 e degli Stati associati, le ricercatrici siano sottorappresentate, anche se la loro presenza è cresciuta ma non tanto quanto la loro rilevanza, poichè mantengono contratti precari e spesso faticano a raggiungere posizioni di potere.

Ma se i pregiudizi legati agli stereotipi di genere spesso ostacolano la carriera di ricercatrici e scienziate proprio in quanto ritenute “differenti” rispetto ai loro colleghi, paradossalmente queste “percepite” differenze di genere spariscono e non sono tenute in conto quando si fa ricerca o ci si occupa di medicina, in quanto discipline erroneamente ritenute “neutre”.

Purtroppo questa percepita neutralità impedisce, per fare un esempio, di diagnosticare per tempo l’infarto nelle donne, che manifestano sintomi diversi rispetto all’uomo, e che possono mettere a rischio la stessa vita per mancanza di sufficienti dati nella ricerca. Questo è solo uno dei tanti esempi del cosiddetto gender data gap, denunciato nel bel libro del 2019 “Invisibili” della giornalista inglese Caroline Criado Perez, che suggerisce l’importanza di una medicina di genere in ogni ambito di ricerca, tra cui anche le Neuroscienze®.

Per contrastare questa realtà ci sono diverse iniziative utili da segnalare: l’Unione Europa richiede ad esempio che le istituzioni della ricerca che presentano domanda di finanziamenti debbano dimostrare di avere un Piano per l’uguaglianza di genere (GEP). Le ricadute per la dimensione di genere sono attese nella composizione dei team di lavoro, nei risultati dei progetti di ricerca e nella governance istituzionale dei singoli enti. In Italia sarà il CNR, il primo ente di ricerca italiano, a dotarsi di un bilancio di genere, e sarà interessante monitorarne gli sviluppi futuri.

L’attenzione alla dimensione di genere nelle istituzioni e nei filoni della ricerca e della scienza sarà quindi un tema “caldo” dei prossimi mesi e ci piacerà darvene conto con approfondimenti e suggerimenti di lettura.

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