All’interno del vasto campo della stimolazione cerebrale è necessario fare delle distinzioni, sia per principi di funzionamento, che per i campi di applicazione.
Ci spiega tutto l’esperta

Oggi si sa che modificare l’attività delle cellule nervose è utile a combattere le patologie che hanno una base neurologica.
Questo è dunque l’assunto di base da cui si diramano le tecniche della stimolazione cerebrale, alcune delle quali sono già entrate nella pratica clinica, altre invece sono ancora in fase di studio.
L’obiettivo è lo stesso: modificare l’attività del sistema nervoso dall’esterno, in maniera non invasiva, per combattere il dolore, aiutare a ripristinare le abilità perse, potenziare gli eventuali trattamenti in corso. 

«Alla base della Stimolazione Cerebrale c’è ciò che chiamiamo “Neuroplasticità”, ovvero la capacità del nostro Sistema Nervoso di modificare la sua struttura in risposta a una varietà di fattori intrinseci o estrinseci» spiega la dottoressa Federica Peci, ricercatrice e fondatrice di Cerebro®.
«Ma se ci sono dei fattori interni o esterni che limitano la capacità del Sistema Nervoso di produrre nuove cellule e nuove connessioni, il nostro lavoro è quello di trovare, all’opposto, i fattori che la facilitano, che aumentano quindi quella capacità persa del Sistema Nervoso di produrre nuove cellule e nuove connessioni. Trovare, insomma, la chiave giusta per “riorganizzarsi”».

I dispositivi di stimolazione cerebrale oggi, dunque, vengono progettati con l’obbiettivo di aiutare i neuroni a riorganizzarsi a seguito di una patologia, di un evento traumatico.
Per stimolare la neurogenesi ci sono diverse tecniche, nel panorama scientifico internazionale le principali sono la stimolazione con corrente elettrica e con campo magnetico, mentre è in fase di realizzazione, ma già brevettata, l’innovativa stimolazione termica cerebrale.

«Quando parliamo di corrente elettrica intendiamo una debole corrente elettrica di intensità tra gli 1 -2mA usata per stimolare le aree della corteccia cerebrale. Questa debole corrente modifica i potenziali di membrana dei neuroni modulandone l’attività- spiega la dottoressa Peci-. Viene usata nei danni cerebrali acquisiti, abuso di sostanze, disturbo del comportamento alimentare. È indolore e non invasiva». 

Altra cosa è la stimolazione con Campo Magnetico. «Fino ad oggi si utilizzavano tecniche di stimolazione magnetica cerebrale di tipo pulsante che generavano un treno di impulsi sulle aree della corteccia cerebrale, ma Cerebro® ha brevettato un dispositivo di Stimolazione Magnetica Transcranica Statica, chiamato fTMS™ che, a differenza delle TMS attualmente in commercio, permette una stimolazione poco profonda che rimane sulla superficie corticale, pertanto non invasiva e soprattutto fisiologica a livello delle cellule neuronali. Da qui il nome fTMS, che sta per Physiological Transcranial Magnetic Stimulation. 

La nostra fTMS™ agisce sulle aree della corteccia cerebrale con l’obiettivo di ribilanciare i segnali bioelettrici dei neuroni. Viene utilizzata per ridurre l’affaticamento neuronale e a supporto di patologie neurologiche come ictus e traumi cranici».

Infine, la stimolazione termica cerebrale. Che cosa è? «Una novità. Attualmente, nel panorama scientifico sono presenti solamente macchinari che utilizzano la tecnologia del caldo/freddo per la valutazione dei nervi sensoriali. Cerebro® ha brevettato VerƧuƧ, un dispositivo che, attraverso fonti di calore o raffreddamento modifica la microcircolazione delle aree della corteccia cerebrale favorendo i processi neuronali alla base della riabilitazione cognitiva e motoria. 

I possibili campi di applicazione della tecnologia sono in parte sovrapponibili a quelle delle altre due. 

Naturalmente è compito esclusivo del professionista sanitario capire qual è la tecnica migliore da utilizzare in base al paziente, alla sua storia clinica e allo stato neuronale che si riscontra- sottolinea la dottoressa Peci-. L’obiettivo da raggiungere è sempre lo stesso, ma il modo in cui farlo cambia da soggetto a soggetto».

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