La tecnologia NIR abbassa i livelli di rischio dell’attività sportiva e migliora il recupero post sforzo

Ovunque, nel mondo, casco e sport vanno a braccetto: l’uno serve all’altro a essere praticato in sicurezza. A meno che, però, non si parli di un caschetto elettromedicale, ad alta tecnologia, come il casco targato Cerebro®, NIR.

NIR è acronimo di Near infra-red, si tratta di una tecnologia innovativa che usa radiazioni infrarosse per stimolare il meccanismo cellulare neuronale e quindi migliorare le funzioni cerebrali.
Lo sport, per definizione, va un po’ nella stessa direzione contribuendo alla salute cerebrale, come conferma all’unanimità la comunità scientifica: «È risaputo che l’attività fisica stimola la formazione di nuovi neuroni e che i livelli del fattore neurotrofico cerebrale BDNF (l’elemento che permette al cervello di creare nuove cellule neuronali) aumentano dopo l’allenamento» conferma la biologa di Cerebro®, Rosjana Pica.
Ma cosa c’entra un casco che usa radiazioni infrarosse con lo sport?

«Quando si parla di sport uno dei nodi cruciali è l’ossigenazione– spiega la dottoressa Pica-. La diminuzione dell’ossigenazione cerebrale è associata a una ridotta forza muscolare, e volendo riassumere i rischi più frequenti per coloro che praticano un’intensa attività sportiva vi sono la sottoregolazione dell’ossigenazione, un abbassamento del flusso ematico cerebrale e disfunzioni neuromuscolari, tutti fattori che causano un deterioramento delle strutture cellulari e tessutali».

«Il casco progettato da Cerebro® contiene al suo interno 256 led e prevede il passaggio non invasivo di radiazioni infrarosse con una lunghezza d’onda di 810 nanometri, attraverso una serie di strati cerebrali (lo scalpo, il periostio, le ossa del cranio, le meningi, dura madre, la superfice cerebrale corticale).
L’assorbimento della luce da parte dei tessuti biologici attiva un circolo virtuoso: favorisce il rilascio di ossido nitrico che, a sua volta, favorisce l’aumento del flusso ematico cerebrale che, ancora, favorisce la vasodilatazione, e questa aumenta l’ossigenazione cerebrale– continua la dottoressa Federica Peci, ricercatrice Cerebro®».

«Normalmente però va detto che il 2-5% dell’ossigeno che entra nel metabolismo mitocondriale va a formare radicali liberi- aggiunge la dottoressa Pica-. Da un punto di vista chimico queste sostanze non sono nocive e partecipano ad alcune funzioni fisiologiche, ma un loro accumulo incrementa il rischio di danno cellulare, denominato stress ossidativo, una condizione che alla lunga può causare malattie cardiovascolari, disturbi depressivi maggiori, danni cerebrali di origine traumatica.

L’esercizio aerobico infatti porta a un‘eccessiva produzione di specie reattive dell’ossigeno. Ma l’utilizzo di una terapia LED a bassa intensità come la NIR aumenta l’espressione di enzimi antiossidanti, il nostro casco ha quindi effetto anche sulla diminuzione dello stress ossidativo.

Ultimo aspetto da tenere in considerazione è l’eccitotossicità che contribuisce al danno cerebrale causando neuroinfiammazione e una produzione di citochine infiammatorie in grado di contribuire a uno squilibrio immunitario cerebrale, ma anche in questo caso la NIR è in grado di invertire molte delle conseguenze avverse della cosiddetta eccitotossicità neuronale, mantenendo il corretto stato di ossidoriduzione intracellulare ed evitandone allo stesso tempo l’accumulo.

La ricerca e l’esperienza sul campo- conclude la dottoressa- ci permettono di poter garantire che la metodica NIR abbassa i livelli di rischio dell’attività sportiva, quando intensa, migliora le prestazioni e aiuta nel recupero post-sforzo».

Di Federica Sciacca

Giornalista e Ufficio Stampa di Cerebro ®

Cerebro®Start-Up nelle Neuroscienze ad alta tecnologia e innovazione mira ad aiutare e supportare i pazienti degli studi e poliambulatori associati attraverso metodiche e approcci diversi per favorire un miglioramento della percezione e della qualità di vita di ogni singolo individuo

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