Una corretta alimentazione e il giusto bilanciamento tra nutrienti possono aiutare a prevenire le patologie neurodegenerative. La biologa nutrizionista di Cerebro ci spiega come (e perché)

C’è quella per perdere peso, quella che, al contrario, mira a recuperarlo, c’è la dieta per abbassare il livello di colesterolo nel sangue, quella che aiuta a combattere il mal di testa e c’è anche quella per il cervello, per mantenerlo in salute.

Che l’alimentazione non sia soltanto questione di gusto ma anche di salute, infatti, è quasi banale ripeterlo.

Ma quali sono le sostanze in grado di preservare il più possibile le funzioni cerebrali? E perché? Ci spiega tutto la dottoressa Rosjana Pica, biologa nutrizionista del team Cerebro©.

«L’eccesso o la carenza di nutrienti specifici possono influire in modo diverso ma incisivo sui processi cognitivi e sulle funzioni neuroendocrine – chiarisce la specialista-.

I lipidi innanzitutto. Questi composti organici che si trovano nella frutta secca, nel pesce, nei semi oleosi, soprattutto quelli di lino, e ovviamente nell’olio d’oliva svolgono infatti un ruolo di primo piano nei neuroni per più ragioni: partecipano alla costituzione della membrana plasmatica, che è la struttura che delimita le cellule, e alla formazione della mielina, una sorta di guaina che riveste alcune fibre nervose e aiuta la propagazione dell’impulso nervoso, e inoltre aiutano a preservare i meccanismi molecolari alla base delle funzioni neuronali.

In sintesi, quindi i lipidi contribuiscono a prevenire le patologie neurodegenerative, a patto però di non esagerare: «È fondamentale che nella dieta si mantenga sempre il giusto bilanciamento, assumere tanti e troppi lipidi (in particolare ricchi di omega 6), anziché svolgere un’azione antinfiammatoria produce l’effetto contrario -spiega-. Alti consumi di omega 6, infatti, sono spesso associati a disturbi neurologici».

Tra gli elementi fondamentali di questo processo, come spiega la specialista, sono gli acidi grassi polinsaturi, costituenti dei lipidi: «Particolarmente degne di nota sono tre molecole – continua Rosjana Pica-: l’acido arachidonico (ARA), un derivato omega 3 e gli acidi docosaesanoico (DHA) ed eicosapentaenoico (EPA), derivanti da omega 6. Questi hanno in comune il fatto di essere cruciali per i processi cognitivi. È stato dimostrato che le attività neuroprotettive di DHA ed EPA aiutano a proteggere dal declino cognitivo e dalla demenza, e da diversi studi su animali con Alzheimer si è visto che introdurli attraverso l’alimentazione migliora significativamente le prestazioni cognitive.
Gli studi di settore convergono quasi tutti sull’associazione positiva tra omega 3 e prestazioni cognitive nelle persone con malattie neurodegenerative come ad esempio il morbo di Alzheimer, tanto che questo dato ha portato a indagare e valutare se introdurli con la dieta potesse addirittura ripristinare la funzione cognitiva nelle persone con declino cognitivo, come anziani o pazienti di Alzheimer, e quindi non soltanto avere un ruolo preventivo. E in effetti alcuni studi clinici hanno dimostrato un certo miglioramento della conoscenza, almeno per le persone con un declino cognitivo lieve, ma non è ancora abbastanza per sbilanciarsi troppo- commenta-. Bisogna prima attendere altri studi di settore che confermino il dato. Certo è al momento che una corretta alimentazione e il giusto bilanciamento tra nutrienti influiscono in modo importante sulla salute del cervello».

Di Federica Sciacca

Giornalista e Ufficio Stampa di Cerebro ®

Cerebro®, Start-Up nelle Neuroscienze ad alta tecnologia e innovazione mira ad aiutare e supportare i pazienti degli studi e poliambulatori associati attraverso metodiche e approcci diversi per favorire un miglioramento della percezione e della qualità di vita di ogni singolo individuo.

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