I responsabili della Ricerca e i tecnici della Startup hanno unito le forze per realizzare una Cpap, un dispositivo che ha aiutato a respirare soggetti affetti da COVID-19, evitando loro l’entrata nei reparti di rianimazione

Lo facciamo ogni secondo della nostra vita. Introduciamo ossigeno, eliminiamo anidride carbonica. Dentro l’aria, fuori l’aria. Un processo continuo.
L’aria attraversa prima le vie aeree superiori, poi i bronchi, poi penetra negli alveoli polmonari e infine i polmoni la espellono.
Un atto tanto involontario quanto indispensabile alla vita, di cui però ci ricordiamo l’importanza soltanto quando il meccanismo, in qualche modo, si inceppa: un forte spavento o una crisi d’ansia, se va bene, un’ostruzione delle vie aeree o un improvviso diminuito riflesso centrale- tra le altre complicanze- quando va peggio. E’ ovviamente il Covid-19.


In tempi di pandemia, infatti, di respiro se n’è parlato quotidianamente, e non poteva essere altrimenti visto che l’apparato respiratorio è il principale bersaglio nonché strumento di trasmissione del virus, oggi meglio definito come Sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2. 

Nell’urgenza di contenere gli effetti negativi sul tessuto socio-economico nazionale, il decreto-legge 17 marzo 2020, più noto come “Cura Italia” ha previsto misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale, della protezione civile e della sicurezza in genere. Il governo ha fatto appello alla collaborazione di tutti, ognuno con le sue competenze.
E se Cura Italia chiama, Cerebro risponde: «In particolare abbiamo avuto la possibilità di creare una CPAP, acronimo che sta per Continuous Positive Airway Pressure, ovvero Pressione Positiva Continua delle vie Aeree- spiega la dottoressa Federica Peci, ricercatrice di Cerebro-.

Continuous Positive Airway Pressure

La Cpap è una modalità di ventilazione non invasiva che, attraverso presidi esterni al paziente applica una pressione positiva continua nelle vie aeree in tutte le fasi della respirazione: riposo, inspirazione ed espirazione. Grazie a questo dispositivo si aumenta la superficie degli alveoli polmonari, migliorando il rapporto tra perfusione e ventilazione, e quindi l’ossigenazione.

Le prime Cpap furono inventante nel 1980 e si utilizzano ancora nel trattamento delle apnee del sonno- chiarisce-. A partire da quel modello ci si è chiesti perché non sfruttare lo stesso principio di funzionamento anche in pazienti affetti da Covid-19 per anticipare la difficoltà di ossigenazione polmonare e prevenire l’entrata nei reparti di rianimazione, congestionati, come sappiamo, durante la pandemia.

Così, a partire dalla tecnologia esistente è stato ampliato l’ambito di applicazione. E infatti si è visto che i soggetti affetti, laddove assistiti nelle fase iniziali, con la Cpap hanno superato le complicanze respiratorie ed evitato in gran parte l’entrata nei reparti di rianimazione. Il prodotto messo a punto da Cerebro è composto da un corpo macchina, progettato e validato da uno staff di tecnici ad alta specializzazione, con un tubo di respirazione che si avvale della ricerca più avanzata e può essere inserito anche all’interno di una borsa dedicata in modo da essere utilizzato da casa.

Con la Cpap e Ozon 5000 Professional, il generatore di ozono progettato per la sanificazione di ambienti e e oggetti, al momento obbligatoria per legge in tutti i luoghi aperti al pubblico, siamo felici di avere fatto la nostra parte, di aver messo a disposizione di tutti le nostre conoscenze e competenze, di aver partecipato, letteralmente, a quel grande progetto di “Curare l’Italia”…» conclude la dottoressa Peci.

Di Federica Sciacca

Giornalista e Ufficio Stampa di Cerebro ®

Cerebro®, Start-Up nelle Neuroscienze ad alta tecnologia e innovazione mira ad aiutare e supportare i pazienti degli studi e poliambulatori associati attraverso metodiche e approcci diversi per favorire un miglioramento della percezione e della qualità di vita di ogni singolo individuo.

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